domenica 10 gennaio 2010

IL TETTO DEL 30% NON E' LA SOLUZIONE E ODORA DI RAZZISMO


Il problema delle classi e delle scuole ghetto esiste, come la Rete denuncia ormai da anni, ma mettere un tetto percentuale significherebbe dividere gli studenti secondo categorie che odorano di razzismo.

Servono invece diritto allo studio e una scuola interculturale.

Ci sono due aspetti della proposta Gelmini che ci preoccupano in particolar modo.

Il primo è giuridico e prima ancora culturale, e deriva dai dubbi sui criteri che verrebbero utilizzati per definire chi è lo straniero.

Siamo qui di fronte allo stesso impianto culturale che sta dietro al decreto sicurezza: i cittadini non vengono divisi di fronte alla legge sulla base del proprio comportamento, ma con una pregiudiziale legata alla propria provenienza e alla propria etnia.

Non è forse questa la concretizzazione in termini legali del concetto di razzismo?

Anche visti i fatti drammatici di Rosarno, cerchiamo di lasciar da parte per un po’ demagogia e semplificazioni.

È necessario chiarire che nella scuola pubblica arrivano studenti “stranieri”, con background ed esperienze molto diverse: ci sono studenti che vivono in Italia da anni, altri appena arrivati, altri con esperienze educative anche più avanzate delle nostre sotto certi aspetti (è dimostrato che studenti che vengono dal sistema formativo russo o cinese nelle materie scientifiche sono più avanti di noi a parità di classe).

Bisogna andare a intervenire specificatamente sulle singole situazione, per effettuare una vera integrazione che valorizzi le capacità di ciascuno studente, seguendo il modello della scuola interculturale. Non mantenere quindi separate le differenze ma cercare di valorizzarle e di farle dialogare.

In uno dei suoi sproloqui davanti ai giornalisti, la Gelmini ha unito l’idea dei tetti alle classi di inserimento.

Un elemento che rende palese che la strada che vuole aprire il governo è quella della separazione degli studenti immigrati dagli italiani, come già proposto nella Lega anche con una mozione parlamentare l’anno scorso.

In questo modo si andrebbe ad attaccare il principio guida dell’integrazione italiana, ciò l’inserimento dello studente migrante nella classe corrispondente alla sua età: le classi di inserimento sarebbero infatti classi miste, con la conseguente ghettizzazione ulteriore degli studenti immigrati.

Le misure per l’integrazione non possano prescindere proprio dall’inserimento nella comunità dei pari, e debbono svolgersi in parallelo alle attività ordinarie o attraverso una differenziazione della didattica.

Servono quindi maggiori risorse umane e materiali per consentire alle scuole di effettuare quelle attività che realmente consentono l’integrazione: corsi di italiano per gli studenti stranieri, differenziati a seconda del livello di partenza, corsi di mantenimento per la lingua madre, corsi di italiano per le famiglie dei minori, maggiori attività che consentano a tutti gli studenti, non solo ai migranti, di apprendere le regole della convivenza democratica.

Se la Gelmini volesse davvero fare qualcosa per l’integrazione, dovrebbe riassumere i docenti precari rimasti per strada in seguito ai tagli del 2008, formarli e inserirli nelle scuole per realizzare attività didattiche essenziali per garantire il diritto allo studio di tutti gli studenti.

Pensiamo ad esempio alla famosa ora di “Cittadinanza e Costituzione”, tanto declamata dal governo, e ora archiviata per mancanza di risorse e personale.

Ma soprattutto pensiamo a quelle soluzioni didattiche che possono favorire la responsabilizzazione degli studenti e lo scambio tra i pari, realizzabili solo con docenti formati e preparati.

Oltre alla didattica e al potenziamento delle scuole serve poi intervenire con misure straordinarie per il diritto allo studio degli studenti immigrati: se ammettiamo come principio che sia la scuola il veicolo dell’integrazione, non possiamo accettare le percentuali mostruose di lavoro minorile e di dispersione scolastica tra gli immigrati regolari e non.

Infine la seconda perplessità che abbiamo sulla proposta Gelmini è di ordine amministrativo e organizzativo ed è inerente come viene garantito il diritto allo studio per gli studenti che rimarrebbero “fuori” quota.

Il tetto rischia infatti di essere incostituzionale perché non si capisce dove dovrebbero andare a studiare gli studenti che rimangono fuori dalla quota del 30% nella scuola di riferimento: nessun tetto è ammissibile se priva del diritto allo studio bambini e studenti a cui il nostro Stato deve garantire un’istruzione adeguata.

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